Essere puntuali

lunedì 2 giugno 2008

VASTO 26.5.2008

Al Sindaco di Vasto
Avv. Luciano La Penna

All’Assessore settore Urbanistica
Anna Suriani

Al Presidente del Consiglio Comunale
Giuseppe Forte

Al Capogruppo P.D.
Fabio Giangiacomo

Al Capogruppo R.C.
Marco Marra

Al Capogruppo Lista Forte
Maurizio Vicoli


OGGETTO: Richiesta di revoca della Delibera di Giunta Comunale n 573 del 28-11-2007

Il Consigliere Comunale Corrado Sabatini capogruppo IDV

Nei giorni scorsi, le società Consorzio ICEA e Agorà Costruzioni s.r.l., le quali hanno in corso, da ben tre anni una pratica di lottizzazione, si sono viste recapitare dal settore Urbanistica, Commissione Comunale Ambiente, con lettera prot. n.3814 del 25-01-2008, un parere di rinvio, con invito ad apportare al progetto un ridimensionamento del piano copertura e la modifica della tipologia della copertura.

Costatato che il Presidente della Commissione Ambiente ha adottato tale provvedimento, in modo del tutto arbitrario e cioè senza fondarlo su dati obiettivi e senza rispettare neanche le Norme del PRG, e così, sostanzialmente, esprimendo un mero parere PERSONALE.
Poiché, nell’esprimere tale parere, il funzionario pare si sia richiamato ad un regolamento interno, che non è mai stato approvato da alcun organo istituzionale e non è stato portato a conoscenza ed approvazione della apposita Commissione consiliare, dal sottoscritto presieduta .

Considerato che L’ufficio Urbanistico non ha rispettato neanche la procedura, che impone che, in tali casi, la comunicazione alle parti debba essere effettuata dal responsabile del procedimento e non dal Presidente della Commissione Ambiente.

Preoccupato di tale comportamento della Struttura, che addirittura applica presunti regolamenti, che essa redige, illegittimamente, in forma domestica, ignorando ed evitando le competenze degli organi politici ed istituzionali, nonché i poteri di controllo e direttiva di questi ultimi,
FACCIO INVITO
alle forze politiche ad assumere una posizione forte, in modo da ristabilire il principio della Legalità e trasparenza, al fine di evitare, anche il solo sospetto di disparità di trattamento rispetto agli utenti dell’Ufficio urbanistico, siano essi cittadini o imprese operanti nel nostro territorio Comunale.

Non deve sorprendere questa mia posizione: proprio in questi giorni, tutti i giornali locali hanno parlato della facilità con cui sono stati rilasciati Permessi a Costruire, anche su posti di notevole pregio paesaggistico (vedi Casarsa).
E non solo! basta scendere a Vasto Marina ed osservare le coperture dei due fabbricati sulla statale ss16 (Strever e Sciò) per rendersi conto che i sottotetti sono proprio vere abitazioni.
Allora risulta evidente la anomala ed inspiegabile disparità di trattamento: la lottizzazione “VENERE” , che pure ha subito anomali ed inspiegabili ritardi (ben tre anni), per arrivare alla convenzione, ricade in zona “D” cioè in zona a trasformazione ordinaria.
Stiamo parlando del lato di destra della SS16, per chi procede con direzione SUD, dove l’intervento edilizio deve avvenire nel rispetto delle Norme del PRG attuale e che all’art. 48 stabilisce, attraverso schemi esemplificativi, anche come misurare l’altezza dei fabbricati rispetto alla tipologia di copertura realizzata.
Inoltre, non bisogna neanche dimenticare l’interesse pubblico legato a questo progetto, poiché con la stipula della convezione, l’impresa si è obbligata a realizzare, a proprie spese, sia la rete fognante che una rotonda, per consentire ai pedoni di attraversare la ss 16 per recarsi sulla spiaggia.

Perciò, anche alla luce dei noti fatti di Pescara, dove dietro il potere di un funzionario, si nascondevano altri interessi
VENGO A CHIEDERE
l’azzeramento dell’attuale Commissione Ambiente e la nomina di una nuova Commissione, in modo di rilanciare la macchina amministrativa in un settore, come quello della Urbanistica, nevralgico per la nostra Citta’

Il Consigliere dell’Italia Dei Valori
Ing. Corrado Sabatini

giovedì 14 febbraio 2008

Manca la Sig.ra Vecchiotti Camilla ....... L'Ufficio Urbanistica del Comune di Vasto puo chiudere fino a data da destinarsi!!

OSSERVAZIONE ALLE NORME TECNICHE APPROVATE IN CONSIGLIO COMUNALE
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

All’Ill.mo Sig.
SINDACO del COMUNE
di V A S T O

All’Ill.mo Sig.
PRESIDENTE del CONSIGLIO COMUNALE
di V A S T O

All’Ill.mo Sig.
SEGRETARIO del COMUNE
di V A S T O

All’Ill.mo Sig.
DIRIGENTE del SETTORE URBANISTICA
del COMUNE di V A S T O


Oggetto: Osservazioni sulla variante alle NTA del PRG

- con delibera di CC n. 87 del 23 ottobre 2007, pubblicata sul B.U.R.A. il 16 novembre 2007, è stata adottata la variante alle Norme Tecniche di Attuazione del P.R.G. del Comune di Vasto.

Ciò posto, formula le seguenti osservazioni.

NOTE INTRODUTTIVE

E’ forse giunto il momento di discutere apertamente, senza secondi fini, di politica urbanistica. Da tempo, quasi due legislature, ci si lamenta del fatto che l’amministrazione non voglia più fare direttamente politica urbanistica, ma si affida solo alle richieste che, di volta in volta, vengono dal “mercato”. Dopo l’approvazione del piano regolatore generale, pubblicato sul B.U.R.A. in data 11 - giugno –2001, gli atti concreti ed importanti in tema urbanistico sono state solo due delibere interpretative delle Norme tecniche fatto dalla Giunta Pietrocola, spesso parziali e quindi senza l’iter della variante generale. In pratica è accaduto che Tizio, piuttosto che Caio ha richiesto una variante per trasformare e/o aumentare la capacità volumetrica del proprio terreno, perseguendo un proprio fine, di fatto queste delibere hanno aumentato a dismisura un piano che di per se già estensivo, esempio aumento sia dell’altezza che dei volumi nelle zone B2, risultato pratico zona via Casetta. Allora cosa andava fatto? Bene, revocare immediatamente le due delibere interpretative e quindi tornare alla Normativa Tecnica originaria, cioè la NTA che accompagnava il piano nella sua adozione. Questa azione consentiva, tralaltro, di governare anche le zone di espansione, le cosiddette C1, poiché la Norma, per quelle zone, rimandava l’attuazione ad un Programma Pluriennale di Attuazione (P.P.A.) che l’Amministrazione era tenuta a redigere. Riapprovare immediatamente un Regolamento Edilizio che riportava la legalità in termini di distanze altezze ecc. e successivamente, nel più breve tempo possibile, adeguare il piano all’evolversi dei tempi, perchè tutti gli strumenti urbanistici devono poter essere flessibili e rispondere, prontamente, alle esigenze che possono sorgere con lo scorrere del tempo.
E’ indubbio che un passaggio istituzionale di siffatta rilevanza per la Città di Vasto meritava un ben più ampio dibattito pubblico e richiedeva un confronto serio ed approfondito con la cittadinanza, con le categorie economico-sociali, imprenditoriali e culturali che insistono sul territorio, con le altre Istituzioni della Città, con gli Ordini professionali, con i tecnici ecc.
Al contrario, l’Amministrazione Comunale ha preferito scegliere come unico momento e terreno di confronto quello offerto dalle osservazioni, rinunciando a quei contributi che non possono trovare idonea sede propositiva nell’ambito dell’istituto delle osservazioni e che, invece, potevano essere frutto di un dibattito pubblico più ampio di quello in realtà avvenuto.
L’avere rinunciato a questo esercizio di responsabilità o, peggio, l’averlo relegato in segrete stanze, ricorrendo ad una soluzione autoritativa e non partecipata, mette in chiara evidenza che certe scelte urbanistiche (che si vorrebbero strategiche) sono in realtà meri artifizi, per i quali non si è stato in grado di offrire una valida e coerente giustificazione basata su di una disamina seria ed attenta dei processi di trasformazione territoriale in atto e che rischiano di compromettere gravemente le esigenze di sviluppo della città e di penalizzare i bisogni ed i diritti delle persone.
La totale assenza di ogni e qualsiasi momento di partecipazione e di dialogo appare ancora più grave, ove semplicemente si considerino le innumerevoli carenze, omissioni e violazioni della normativa in tema di formazione e redazione degli strumenti urbanistici che hanno caratterizzato l’iter procedimentale della variante, la cui gravità è tale da inficiare l’intero procedimento.
Pertanto, le presenti osservazioni non possono prescindere da alcune considerazioni di carattere generale in ordine alla metodologia applicata ed alla procedura seguita nella formazione e stesura della variante.

OSSERVAZIONI DI CARATTERE GENERALE

1) Inesistenza della fase programmatica. Mancanza della necessaria delibera consiliare d’indirizzo.
In proposito mette conto di sottolineare che la formazione della variante non è stata preceduta da un’apposita deliberazione consiliare programmatica, che definisse gli indirizzi metodologici ed i criteri di impostazione della variante stessa e delineasse gli obiettivi da perseguire.
Tale preliminare passaggio era assolutamente necessario, innanzitutto, per evidenti ragioni di competenza. Il Consiglio è, infatti, l’unico organo istituzionale ad avere potestà decisionale in materia ed è solo ad esso che è riservata la legittimazione di decidere se, quando e come procedere ad una variante di piano, indicando al tecnico progettista incaricato i criteri di impostazione da osservare nella redazione della stessa.
Esso era, altresì, necessario per ovvie ragioni di trasparenza e di pienezza di tutela dei soggetti destinatari dei precetti della variante, al fine di rendere chiari ed intelligibili gli obiettivi da raggiungere, in ossequio al dettato legislativo che vuole qualificare ed estendere gli apporti partecipativi alla formazione dello strumento.
Senza il chiarimento delle finalità e delle scelte urbanistiche fondamentali resta sempre difficile, se non addirittura impossibile, anche per gli addetti ai lavori, la comprensione e la lettura degli atti e degli elaborati degli strumenti urbanistici.
Nella specie, non solo non è dato sapere chi ha assunto l’iniziativa di procedere alla variante, ma non è dato nemmeno conoscere il nome del suo redattore, posto che gli atti e gli elaborati depositati non recano la firma di un tecnico abilitato alla redazione di strumenti urbanistici (tale non potendosi ritenere quella apposta dall’arch. Pasquale D’Ermilio, che ha apposto la propria sottoscrizione come Responsabile di PO e non anche come progettista e redattore delle norme) e risultano del tutto anonimi. Né, infine, è dato capire quali siano stati i principi ed i criteri che l’hanno ispirata, il tutto in palese violazione della normativa nazionale e regionale in tema di formazione degli strumenti urbanistici e delle regole di competenza e di trasparenza amministrativa.

2) Inesistenza della fase conoscitiva. Carenza assoluta di istruttoria.
Alle anzidette gravissime violazioni ed omissioni deve aggiungersi la mancanza di una indagine conoscitiva, sia pure minima, sullo stato del territorio finalizzata alla messa a punto degli obiettivi della variante e dell’articolazione delle scelte.
Qualunque modifica ed aggiornamento del PRG deve essere assistita da adeguati studi e non può mai prescindere da un’analisi compiuta delle vicende che hanno caratterizzato l’attuazione del PRG vigente.
E’ un dato normativo ormai acquisito che i Comuni, all’atto della formazione di uno strumento urbanistico o della revisione di quello esistente, sono tenuti a documentare e rappresentare, anche con apposita cartografia, l’attività edilizia sviluppata nell’ultimo decennio nei diversi settori ed il grado di impegno del suolo, distinguendo, con apposita simbologia, le concessioni edilizie rilasciate, quelle in corso di realizzazione, quelle non eseguite, ma non decadute ovvero fatte salve a seguito di decisioni giurisdizionali, le opere abusive esistenti e non sanate, le lottizzazioni convenzionate, anche, se non realizzate.
E ciò tanto più quando, come nella specie, la variante incide sul dimensionamento e sulle scelte di fondo del piano e delinea un nuovo modello urbanistico-edilizio.
A dispetto di quanto affermato dal suo anonimo redattore, la variante non si è risolta in una mera rivisitazione della normativa tecnica, ma ha comportato la sostanziale modifica di indici, parametri, quantità e qualità degli interventi ammissibili, destinazioni di piano, modalità di intervento, oltre alla previsione di nuovi strumenti attuativi e ad una diversa zonizzazione infrastrutturale ed architettonica.
Essa, pertanto, non può essere assolutamente qualificata come una semplice variante normativa, sostanziandosi in una vera e propria variante generale, che, come tale, implicava una seria ed attenta indagine conoscitiva e documentata della situazione urbanistico-edilizia e dello stato di attuazione del piano vigente, nonché una approfondita analisi del fabbisogno abitativo e delle dinamiche di sviluppo in corso, nonché della capacità insediativa del piano in relazione sia all’edificazione residenziale che a quella artigianale, industriale, commerciale e terziaria.
Al contrario, tale fase conoscitiva ed analizzativa, così come quella programmatica e di indirizzo, è stata completamente pretermessa, tanto è vero che di essa non v’è la benché minima traccia né nella delibera di adozione della variante né, tanto meno, nella sedicente relazione illustrativa, ciò che costituisce il sintomo inequivocabile della superficialità e del pressappochismo che ha contraddistinto l’intero procedimento di variante.

3) Carenza assoluta di motivazione.
La mancanza assoluta di indirizzi e la mancanza di un’adeguata istruttoria non poteva non riverberarsi anche sul piano della impostazione della variante, che appare essere solo la semplice sommatoria di operazioni immotivate, incongrue, incoerenti e tra loro disgiunte che non definiscono un progetto urbanistico.
Se il Comune ha la facoltà ampiamente discrezionale di rivedere le previsioni urbanistiche in sede di disciplina del territorio, tuttavia è pur sempre tenuto a fornire una congrua ed adeguata motivazione delle scelte operate, onde consentire ai soggetti interessati di conoscere le ragioni di pubblico interesse che rendano necessaria la modifica delle previsioni già in vigore.
Ora, nella specie, la delibera di adozione della variante non reca la benché minima motivazione in proposito, limitandosi a richiamare la relazione illustrativa, la quale, a sua volta, al di là di un generico riferimento ad alcune problematiche asseritamente emerse nell’attuazione del vigente PRG, si risolve in una nuda e scarna elencazione delle modifiche proposte, senza la indicazione di alcuna ragione giustificatrice.
Le modifiche proposte, oltre ad non essere supportate da adeguata e congrua motivazione, appaiono essere anche del tutto incoerenti e, comunque, contrastanti con i criteri tecnico-urbanistici stabiliti per la formazione degli strumenti urbanistici e loro varianti.
Del tutto incoerenti e contraddittori tra loro sono anche la generalizzata estensione della previsione di piani attuativi, da un lato, e l’introduzione (pressoché illimitata) dell’istituto della c.d. monetizzazione sostitutiva delle aree destinate alla realizzazione delle opere di urbanizzazione.
Da un lato, insomma, con il pretesto della insufficiente urbanizzazione, si subordina l’edificazione (nella quasi totalità del territorio) alla redazione dei piani attuativi ed alla contestuale cessione a titolo gratuito delle aree per l’urbanizzazione primaria e secondaria, dall’altro, nell’un tempo, si ammette la sostituzione di tale cessione con una prestazione in denaro.
Ora, a prescindere dal fatto che siffatto istituto non risulta essere contemplato dalla nostra legislazione urbanistica, delle due l’una: o le aree servono per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria ed allora non si vede come la loro cessione possa essere sostituita con una prestazione in denaro; oppure esse non servono, ma in tal caso nessuna prestazione alternativa in denaro potrebbe essere imposta, perché essa si risolverebbe in sorta di prelievo forzoso che non trova cittadinanza nel nostro ordinamento giuridico.
Appare evidente che la scelta risulta essere dettata solo e soltanto da esigenze di “cassa” e non da effettive esigenze urbanistiche.
Ciò è tanto più vero, che non risultano essere stati predeterminati in alcun modo né l’ambito di applicabilità di tale forma di monetizzazione, né tanto meno i criteri per la quantificazione dei relativi importi, ciò che darà sicuramente luogo ad inevitabili discriminazioni ed a vergognose trattative, il tutto in barba ai più elementari principi di imparzialità e trasparenza amministrativa.

4) Intervenuta decadenza dei vincoli urbanistici. Illegittima (ri)proposizione degli stessi. Illegittima loro protrazione sine die.
Con la variante sono stati indiscriminatamente ed immotivatamente reiterati in blocco tutti i vincoli urbanistici ormai decaduti per l’inutile decorso del termine quinquennale di efficacia. E non solo, perché, a dispetto del divieto di legge (già posto dall’art. 2 l. n. 1187 del 1968 ed ora dall’art. 9 del TU espropri n. 327 del 2001) se ne è addirittura stabilita la durata indeterminata.
I vincoli urbanistici hanno una durata massima di cinque anni ed, una volta decorso inutilmente detto termine, essi perdono efficacia.
La reiterazione dei vincoli è ammissibile solo a due condizioni: la prima, è che la decisione di reiterare sia sorretta da idonea istruttoria e da adeguata e specifica motivazione in relazione alle effettive esigenze urbanistiche; la seconda, è che occorre prevedere un indennizzo.
Occorre, cioè, come ripetutamente insegnato dalla giurisprudenza in materia, che si dia dimostrazione, innanzitutto, della persistenza dell’interesse pubblico e della sua attualità. Vanno, inoltre, evidenziate le specifiche ragioni del ritardo che hanno determinato la decadenza dei vincoli, la mancanza di possibili soluzioni alternative o di perequazione tra i proprietari interessati e, dunque, la ineluttabilità della scelta dell’area già vincolata. Vanno, altresì, ecidenziate la serietà e l’affidabilità, anche sul piano finanziario, della realizzazione nel quinquennio delle opere sottese ai vincoli, con la precisazione delle iniziative mediante le quali il procedimento ablativo verrà portato a compimento. Occorre, infine, la ragionevole dimostrazione che la rinnovazione del vincolo sulla stessa area è necessaria per realizzare l’opera o l’intervento pubblico.
La reiterazione dei vincoli non è, dunque, consentita ma è ancorata ad una serie di parametri oggettivi, che devono essere tutti valutati nella fase istruttoria ed esplicitati in motivazione.
L’Amministrazione comunale, pertanto, quando intende procedere al rinnovo dei vincoli urbanistici decaduti è tenuta, per esigenze di giustizia, ad accertare e rappresentare che l’interesse pubblico sia ancora attuale e non possa essere soddisfatto con soluzioni alternative, indicando le concrete iniziative assunte o di prossima attuazione per soddisfarlo e provvedendo all’accantonamento delle somme necessarie per il pagamento delle indennità di esproprio.
Ma v’ha di più
L’assenza del piano finanziario rende inattuabile il rinnovo dei vincoli e siffatta situazione esautora ogni previsione ed in sostanza la programmazione urbanistica.
Nella specie, tali indefettibili due doveri (di indennizzo e di motivazione) non sono stati minimamente osservati, non avendo l’Amministrazione acquisito, né valutato e né, tanto meno, esternato, fatti o elementi idonei a giustificare la reiterazione dei vincoli.

5) Mancato adeguamento ed aggiornamento della cartografia di piano. Omessa pubblicazione della stessa.
Come si è innanzi evidenziato, con la variante in parola non si sono solo modificate le altezze, le distanze ed i criteri di loro misurazione. La variante ha, infatti, importato anche la modifica degli indici di fabbricabilità, la diversa fissazione dei limiti e rapporti per gli standards urbanistici, la (ri)disegnazione di comprensori e di comparti edificatori, ecc.
E’ evidente che siffatte modificazioni ed innovazioni hanno interessato anche la cartografia di piano. S’imponevano, pertanto, l’adeguamento e l’aggiornamento della rappresentazione grafica di tali modificazioni ed innovazioni ed il conseguente deposito dei nuovi elaborati grafici di piano.
Vale la pena di ricordare che la cartografia costituisce il documento principale ed indefettibile di qualsiasi strumento urbanistico. L’avere proceduto alla formazione della variante senza il necessario previo adeguamento ed aggiornamento degli elaborati grafici di piano rende la variante stessa monca e inintelligibile, oltre che praticamente inattuabile.
La mancanza di tali indefettibili adempimenti invalidano tutti gli atti successivi.

OSSERVAZIONI DI CARATTERE PARTICOLARE RELATIVE ALL’AREA IN OGGETTO

Deve sottolinearsi che l’area descritta in premessa ricade nel P.R.G. in zona C1, e cioè in zona Residenziale Estensiva, attesa la preesistente urbanizzazione a tale destinazione, con indice 1 metro quadrato per 1 metri cubi
E tale edificazione è prevista in via indiretta.
Se non che nella normativa tecnica si è preteso immotivatamente una modifica della Norma sia in ordine all’indice volumetrico 1 mq x 1 mc. con un fantomatico Sun Superficie netta ≤ 0,26 mq/mq che riduce la capacità edificatoria del lotto. Inoltre la Norma cita per tali zone che almeno il 42% del Sun edificabile dovrà essere destinata all’edilizia sovvenzionata e/o convenzionata
Trattasi di misure illegittime perché mortificanti senza alcuna ragione di
pianificazione lo ius aedificandi consacrato nel vigente P.R.G. e, dunque, di modifiche sostanziali.
Insomma, le previsioni urbanistiche inserite nelle adottande norme tecniche di attuazione si sostanziano in una variante di P.R.G. non risultano giustificate da sopravvenute ragioni che le rendano inattuabili ai fini del soddisfacimento dell’interesse pubblico.
Non è dato leggere in nessuna parte della deliberazione la sopravvenienza di fatti oggettivi che suggeriscano una diversa valutazione e distribuzione oggettiva della situazione.
La giurisprudenza nella subiecta materia ha ritenuto necessaria la motivazione dell’adozione di variante che non costituisce un mero strumento normativo di carattere regolamentare vero e proprio, ma uno strumento urbanistico.
Tali prescrizioni davvero penalizzanti non trovano giustificazione ove si consideri la finalità della nuova normativa.
Non appare giustificata la ridotta volumetria.
Trattasi di misure illegittime perché mortificanti senza alcuna ragione di pianificazione lo ius aedificandi consacrato nel vigente P.R.G., misure che si concretizzano in modifiche sostanziali.
La variante al P.R.G. quale è quella in esame deve essere motivata.
In tale senso si è pronunciata anche la giurisprudenza amministrativa, secondo cui le previsioni contenute in un piano di lottizzazione approvato dal Comune possono essere da quest’ultimo disattese attraverso provvedimenti di variante al P.R.G. e a condizione che siano prospettate congrue ed esaustive motivazioni di interesse pubblico (Consiglio di Stato, Sezione VI, 30 settembre 2002 n. 4980 e nello stesso senso TAR Abruzzo, L’Aquila, 5 marzo 2004, n. 212).
Considerato che il lotto in questione, risulta ben Urbanizzata ed essendo l’ultimo non attuato si chiede che la trasformazione edilizia avvenga attraverso l’approvazione di un piano particolareggiato di iniziativa privata esteso all’intero comparto, nello stesso tempo si chiede di togliere la Norma del 42% della Sun edificabile da destinare ad edilizia sovvenzionata e/o convenzionata.
Con osservanza.
Vasto, 31 dicembre 2007

per ragioni di opportunità non viene divulgato il nome firmatario dell'osservazione

mercoledì 13 febbraio 2008

La lettera "UFFICIALE" delle mie dimissioni da presidente della Commisione Consigliare Affari Generali

Gentile SINDACO del Comune
Di VASTO Avv. La Penna Luciano

P.C. Gentile segretario della
Commissione Comunale Affari generali e Istituzionali
Avv. Bucci Carlo


Con questa lettera Le presento le mie dimissioni irrevocabili da Presidente della Commissione affari Generali ed Istituzionali,
Una scelta sofferta, ma convinta, che mi ha provocato molta ansia, rispetto la quale mi pare doveroso da parte mia riepilogare qui le ragioni.

Del resto, io mi sono presentato alla competizione elettorale che ci ha visti vittoriosi, come un "prestato" temporaneamente alla politica istituzionale, per portare un contributo, una voce, un'esperienza, e ciò sottraendo del tempo al mio lavoro quotidiano.

Dopo 20 mesi debbo constatare, che la macchina istituzioni e oramai avviata, ed in questi quasi due anni trascorsi, posso dire serenamente di essermi, sin dall'inizio del mio incarico ad oggi, impegnato con serietà e certamente senza risparmiarmi. Vedi lo Statuto Comunale, approvato in un anno appena di legislatura e di tanti altri regolamenti già portati al vaglio del Consiglio Comunale.

Ma non posso fare a meno di dichiarare che questi 20 mesi passati sono stati molto duri e faticosi sempre a causa del mio impegno di lavoro, che diventa sempre più faticoso e difficile e rispetto al quale non posso delegare nessun altra persona.

La vita dell’Amministratore Pubblico non è per niente comoda e facile per chi voglia partecipare seriamente ed attivamente ai lavori.

La prego quindi signor Sindaco di mettere all'ordine del giorno dell'Assemblea le mie irrevocabili dimissioni, del resto, non ho mai pensato al mio contributo come fondamentale, pur ritenendo che stare in amministrazione, debba corrispondere non solo un onore e un privilegio ma soprattutto un dovere di impegno costante, in base al quale ha senso esserci,

Prima di congedarmi non posso non ricordare tutti i Consiglieri presenti nella Commissione che mi hanno sostenuto ed aiutato.
Un pensiero particolare al Segretario della Commissione che ha dimostrato sempre stima e simpatia nei miei riguardi.

Augurandomi che Lei possa comprendere le mie motivazioni, desidero ringraziarLa per la gentilezza che mi ha accordato.

La saluto con stima sincera

Sabatini Corrado

lunedì 5 novembre 2007

CONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE

Oggetto: Convocazione Consiglio Comunale.

alle ore 14.00 di martedì - 6 novembre 2007 - per la trattazione dei seguenti argomenti:


1. LAVORI DI RIQUALIFICAZIONE E POTENZIAMENTO DELLE INFRASTRUTTURE PORTUALI - PIANO REGIONALE 2007 - PROPOSTA CO.A.SIV. - AUTORITA' CAPOFILA UFFICIO CIRCONDARIALE MARITTIMO DI VASTO - PROVVEDIMENTI.

2. APPROVAZIONE REGOLAMENTO PER LA CONCESSIONE DEL PALABCC.

3. MODIFICA REGOLAMENTO PER PUBBLICITA'.

4. LOTTI EDIFICATORI DISPONIBILI PER EDILIZIA ECONOMICO-POPOLARE PROVVEDIMENTI.

5. ORDINE DEL GIORNO PROPOSTO DALLE MINORANZE AVENTE AD OGGETTO: "Commissione d’indagine per Vasto Film Festival"

6. INTERROGAZIONI ED INTERPELLANZE

mercoledì 31 ottobre 2007

Legge Regionale sul Commercio

Modifiche all’art. 3 della L.R. 24 luglio 2006, n. 25: Principi e criteri per la determinazione degli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali ed individuazione dei comuni ad economia turistica, delle città d’arte e dei comuni di interesse storico-artistico

Art. 1
Modifiche all’art. 3 della L.R. 25/2006

1. All’art. 3 della L.R. 25/2006 è aggiunto dopo il comma 9 il seguente comma:
9 bis I comuni possono derogare dall’applicazione delle disposizioni del presente articolo per 41 giornate domenicali o festive più le giornate di chiusura previste dal comma 3.
2. Al comma 5 dell’art. 3 della L.R. 25/2006, le parole "di cui all’art. 11, comma 2 del D.Lgs. 114/1998", sono sostituite dalle parole "di cui all’art. 11, comma 5 del D.Lgs. 114/1998".

Art. 2
Integrazioni all'art. 10 della L.R. 62/1999

1. All'art. 10 della L.R. 9 agosto 1999, n. 62 (Indirizzi programmatici e criteri per l'insediamento delle attività di vendita al dettaglio su aree private in sede fissa a norma del D.Lgs. 114/1998) dopo il comma 6 è inserito il seguente comma:
6 bis. Le previsioni e le limitazioni di cui ai commi che precedono non si applicano alle grandi strutture di vendita ed agli esercizi specializzati del settore non alimentare di cui al D.Lgs. 114/1998 qualora coesistano le seguenti condizioni:
a) sono relativi ad esercizi commerciali a grande fabbisogno di superficie nei quali almeno il 90% della superficie di vendita sia relativo alle seguenti categorie: autoveicoli, motoveicoli, nautica, mobili, arredamento, illuminazione, casalinghi, legnami, materiali edili, giardinaggio, fino ad una superficie di vendita massima di 18.000 mq;
b) si collocano in aree di interesse di più comuni e/o province, servite da un sistema viabilistico di livello superiore o autostradale;
c) si riferiscono ad attività aventi un bacino di vendita di livello regionale, derivante dall'unicità e dall'ampiezza dell'offerta proposta;
d) si perfezioni un "accordo di programma", o altro istituto equivalente, con il Comune competente che, in tale ipotesi, rilascia direttamente l'autorizzazione commerciale;
e) garantiscono fin dall'apertura, pena la revoca dell'autorizzazione stessa, l'assunzione di dipendenti, con impegno a trasformare a tempo indeterminato il contratto di lavoro di almeno il 70% degli assunti.

Art. 3
Modifiche all'art. 79 della L.R. 34/2007

2. All'art. 79 della L.R. 1.10.2007, n. 34 recante: Disposizioni di adeguamento normativo e per il funzionamento delle strutture, dopo le parole "il programma PRUSST" sono inserite le parole "e l'accordo di programma".

Art. 4
Entrata in vigore

3. La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo.

****************

Attesto che il Consiglio regionale, con provvedimento n° 81/5 del 23.10.2007, ha approvato la presente legge.

L’Aquila, 24 ottobre 2007 IL PRESIDENTE

domenica 28 ottobre 2007

La disinformazione sul voto IDV nel Consiglio dei Ministri Sul Ponte di Messina

Ponte di Messina: fine della storia

Incontro straordinario con voi ma non per parlare del Consiglio dei Ministri. Vi voglio spiegare di persona la questione del ponte sullo stretto di Messina. Credo non ci sia stato, questa settimana, niente di peggio della disinformazione che è stata fatta. Vi parlo con carte alla mano. Il messaggio che è passato è che Di Pietro vuole fare il ponte di Messina e per questo abbia rischiato di far cadere il governo, si sia messo contro tutto e tutti e voglia addirittura mantenere un carrozzone dove ci sono sprechi e chissà cosa d'altro. Ma quando mai!Viene raccontata così perché non si vuol dire come stanno veramente le cose: alcuni esponenti della sinistra massimalista vogliono distruggere tutto spendendo dieci volte di più per raggiungere un risultato già raggiunto.
Andiamo con ordine: il ponte sullo stretto abbiamo detto che non lo facciamo e non lo stiamo facendo. Abbiamo detto all'inizio della legislatura che i soldi che il centrodestra aveva destinato a ques'opera li avremmo utilizzati per farne altre più urgenti in Sicilia e Calabria.Carte alla mano: firma mia e di Loiero. Per la Calabria, con i soldi del ponte, facciamo due tratti della s.s. 106 ionica. Carte alla mano: firma del ministro delle infrastrutture e del Presidente della Regione Sicilia Cuffaro, quello che parla sempre del ponte. Pure lui ha sottoscritto l'accordo. I fondi li destiniamo all'area metropolitana di Palermo, Catania e Messina. Già deciso.
Questo emendamento presentato per eliminare la società Stretto di Messina non serve a niente, perché i soldi li abbiamo destinati per cose più urgenti: metropolitana in Sicilia e statale ionica in Calabria. Di più: hanno detto che si deve eliminare il carrozzone della società Stretto di Messina perché spreca molti soldi. Già fatto! C'è già la mia disposizione per la Società Stretto di Messina: disposizione di sopprimere ogni sede secondaria e trasferire quella primaria presso il provveditorato alle opere pubbliche, al mio ministero o presso l'ANAS, a zero euro. Tutto il personale, ad eccezione di massimo cinque unità indispensabili, viene eliminato. Il Consiglio di Amministrazione viene azzerato, sostituendolo con un amministratore unico nella persona del presidente dell'ANAS che non verrà pagato. E' stato inoltre disposta l'eliminazione di tutti i consulenti. Questa società, per disposizione amministrativa, non spenderà più nulla. Allora mi spiegate il perché di quel telefilm l'altra sera in Senato, per far credere agli italiani che si deve sciogliere la società ed eliminare la legge che dispone la costruzione del ponte sullo stretto? L'abbiamo già fatto. Cosa diceva l'emendamento, carte alla mano? Che bisogna revocare anche la legge del 1971 che prevede la costruzione del ponte. Se si elimina questa legge, automaticamente bisogna dare alla società che ha vinto la gara 271 milioni di euro e la società Stretto di Messina, che ha un valore di 150 milioni di euro, si azzera. Se si elimina quella legge, come prevede l'emendamento, si deve valutare un indennizzo per tutte le società interessate. Allora: 280-300 milioni di penale, 150 milioni del valore della società Stretto di Messina, altri 60 milioni di indennizzo. Questo scherzetto sarebbe costato 500 milioni di euro circa, per raggiungere un risultato che io ho già raggiunto. Io non voglio fare il ponte sullo stretto, ma da persona che sa far di conto non voglio spendere altri soldi. Questi signori avrebbero fatto spendere altri 400-500 milioni di euro. Di più: il loro emendamento recita: “Istituire un'agenzia per lo sviluppo della logistica nell'area dello Stretto di Messina”. Non ho capito: un altro carrozzone? Che cos'è l'agenzia per lo sviluppo dell'area dello Stretto di Messina? Ci sono già gli uffici per fare lo sviluppo: c'è il ministero dei trasporti, quello delle infrastrutture, la regione Sicilia e il suo assessorato ai trasporti, la regione Calabria e il suo assessorato ai trasporti... ma possibile che ogni volta sia necessaria una società per assumere un altro centinaio di dipendenti come quelli della società Stretto di Messina?Lo scopo qual è? Eliminare un carrozzone di centrodestra per farne uno di centrosinistra. Cari signori dell'informazione, raccontate le cose come stanno. Cari signori della politica, non approfittatevi della buona fede dei cittadini facendogli credere che voglio sprecare altri soldi, quando siete voi a volerlo fare. Con questa mia precisazione, chiudo questa questione convinto di averla spiegata correttamente ai cittadini. Agli altri, che son sordi, non importa nulla delle mie parole.
Antonio Di Pietro

lunedì 2 luglio 2007

La mia posizione sulla situazione Urbanistica a Vasto

IL DIRITTO URBANISTICO NON E’ UNO SPORT PER PARLARNE OCCORRE CONSAPEVOLEZZA.
Nelle ultime elezioni Provinciali, Regionali e Nazionali è stata espressa una chiara volontà di cambiamento. Il paese ha, nella stragrande maggioranza, eletto giunte di centro-sinistra. La ricerca di cambiamento è stata l’espressione democratica di un profondo malessere che attanagliava il paese, Anche Vasto ha risentito di questo Trend e per la prima volta, nella storia della nostra città, una coalizione di centro sinistra ha vinto le elezioni amministrative e si è insediato alla guida della città, lo slogan di quei giorni era Vasto Cambia. CAMBIARE significa pensare in grande per favorire obbiettivi strategici di rinascita e sviluppo. A tale proposito, una parola chiara va detta sulla espansione Urbanistica della nostra città, occorre subito una rivisitazione del P.R.G. in modo da stabilire regole corrette che debbono essere rispettate da tutti, è giunto il momento di discutere apertamente, senza secondi fini, di politica urbanistica. Da tempo, tutti ci lamentiamo che nella nostra città non esiste più una politica urbanistica, e ci si è affidato solo alle richieste che sono venute dall’imprenditoria e dal cosiddetto "mercato immobiliare". Dopo l’approvazione del piano regolatore generale, pubblicato sul B.U.R.A. in data 11 - giugno –2001, gli atti concreti ed importanti in tema urbanistico sono state solo alcune varianti interpretative delle norme esistenti, spesso parziali e quindi senza l’iter della variante generale, e sempre su richiesta del privato, ciò ha provocato ulteriori danni ad un piano di per se già estensivo.
Certo, bisogna al più presto (non basta rivisitare solo le attuali Norme Tecniche) tornare a governare il territorio, l’Urbanistica, la Pianificazione, l’ambiente diventano capitoli straordinari della città. Vasto è stata saccheggiata da una deregulation urbana che è sotto gli occhi di tutti. Una deregulation talmente negativa che ha bloccato il giusto l'equilibrio tra la concessione privata e il diritto del bene comune, ristabilendo regole e principi per non favorire gli speculatori, spesso di fuori Regione, che investono i loro capitali sulla nostra città senza lasciare nessun beneficio economico sul nostro territorio colpendo esclusivamente gli imprenditori edili locali, gli artigiani (anche essi di fuori regione) che vedono saturata ogni possibilità operativa.
Perciò occorre un programma politico-amministrativo riguardante il territorio del Comune di Vasto, occorre premettere che non potranno più essere ammesse azioni tendenti a proseguire nel degrado generalizzato, attraverso l’edificazione indifferente e priva di valutazioni critiche, che ha contraddistinto l’azione delle amministrazioni precedenti, ed in particolare dell’ ultima uscente.
Le politiche urbane e territoriali dovranno essere riferite al concetto di "sostenibilità globale" mirando principalmente al corretto utilizzo del suolo con giusti equilibri tra interventi di tutela e di trasformazione, che diano sempre la possibilità di valorizzare le irripetibili bellezze paesaggistiche e le preesistenze storico-archeologiche ed architettoniche che caratterizzano Vasto.
Gli interventi di trasformazione urbana e territoriale dovranno essere assoggettati a preventiva valutazione di sostenibilità ambientale e territoriale per quanto attiene gli effetti derivanti dalla relativa attuazione, prestando dovuta attenzione alle vocazioni, alle tradizioni ed alla cultura della comunità locale e promuovendo in tal senso politiche di perequazione urbanistica e territoriale (ambientale, economica e sociale).
I suddetti criteri generali dovranno trovare attuazione in appositi sistemi di riferimento coordinati e legati tra loro da una unica programmazione che dovrà riguardare, una attenta revisione del P.R.G., la riconsiderazione del centro storico, della residenza, del sistema dei servizi, del verde, delle aree produttive, della mobilità, della logistica e del porto, della fascia costiera, delle frazioni, del sistema integrato con i Comuni contermini e con quello di San Salvo in particolare; ambiti questi su cui dovranno essere previste puntuali azioni e modalità di valutazione, attraverso monitoraggi e bilanci continui sin dalla formazione del piano, al fine di poterne verificare effetti e conseguenze. perchè tutti gli strumenti urbanistici devono poter essere flessibili e rispondere, prontamente, alle esigenze che possono sorgere con lo scorrere del tempo.
Dovranno essere coinvolti nel processo di rivisitazione qualificata del territorio i soggetti pubblici e privati, dal mondo imprenditoriale a quello della cultura, con riferimento agli atti e documenti di pianificazione di area vasta in essere ed in divenire, quali il vigente Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale ed il piano territoriale delle attività produttive.
Tale modalità di approccio al tema della pianificazione condivisa consentirà l’attiva partecipazione alle scelte da parte della cittadinanza con la consapevolezza di conoscere ogni determinazione che la riguarda direttamente.
Nello specifico l’azione di revisione del P.R.G. dovrà essere rivolta:
Alla predisposizione di uno schema strategico di assetto con previsione delle fasi di attuazione legate alla programmazione economica-finanziaria del bilancio del Comune, anche attraverso modalità operative pubblico/private;
Agli approfondimenti tematici di alcune componenti strutturanti il piano ad un ambito più vasto, in particolare per quanto concerne: - il sistema dei servizi (anche in termini di offerta ai comuni limitrofi), - il sistema della mobilità (Piano Urbano della Mobilità, ecc.), il sistema costiero. In tale contesto occorrerà necessariamente tenere in debito conto degli studi e dei progetti condotti dalla Provincia in attuazione del P.T.C.P. e ciò al fine di una più compiuta conoscenza ed integrazione conoscitiva dello stato dei luoghi, della coerenza delle scelte di piano con gli indirizzi evidenziati nei progetti e negli studi citati, dell’attuazione degli interventi previsti e della verifica anche in senso critico degli obiettivi in essi contenuti (Progetto tematico in campo agricolo, Carta archeologica della Provincia di Chieti, Rete ecologica provinciale, Sistema scolastico provinciale, ecc.); la revisione del nuovo piano dovrà riguardare:
La Zona Agricola, da riconsiderare in termini di produttività, offerta turistico-residenziale e delle tradizioni culinarie (agriturismo, ecc.), paesaggio, conservazione dello stato dei luoghi, verifica della sostenibilità ambientale ed economica (conoscenza dello stato di fatto e individuazione delle strutture coerenti, di quelle potenziabili, di quelle da delocalizzare);
Il recupero e nuovo insediamento delle attività produttive. In tal senso, le scelte di piano dovranno tenere conto delle indicazioni contenute nell’adottato Piano Territoriale delle Attività Produttive, procedendo, anche nel senso di una integrazione coerente delle previsioni in esso contenute, alla evidenziazione delle criticità esistenti, alla messa in rete delle attività produttive, alla predisposizione di un sistema adeguato dei servizi, all’individuazione e qualificazione degli elementi di forza rispetto ai quali attuare operazioni di marketing territoriale, all’attuazione di politiche di recupero di attività e/o ambiti dismessi, ecc.;
La Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) del piano, al fine di monitorare gli effetti delle scelte condotte sulla collettività; occorrerà censire gli elementi potenziali del rischio localizzato al fine di prevenire il costo sociale degli insediamenti, in termine di pericoli per la salute pubblica, sociale ed ambientale e di compromissione dell’ambiente naturale.
all’istituzione di un osservatorio per il monitoraggio del piano e per l’intercettazione delle diverse esigenze della collettività, anche al fine della predisposizione del Bilancio Sociale, del Bilancio Ambientale, ecc..
Dovranno essere fornite risposte esaurienti ai seguenti temi:
Centro Storico: ci si dovrà dotare di uno strumento di riabilitazione del tessuto edilizio esistente, di tutela attiva dell’intero ambito che sviluppi effettive politiche di valorizzazione dell’inestimabile patrimonio storico-culturale ed insediativo, in ordine al quale deve purtroppo oggi registrarsi una generalizzata aggressione acritica ed avulsa da regole effettivamente capaci di produrre valore aggiunto in termini economici, storico-culturali, turistici e di internazionalizzazione, che dovrebbe invece contraddistinguere Vasto nella dimensione che le compete, ovvero tra le città più belle del centro-sud.
In tal senso l’azione dovrà promuovere politiche concertate, partecipate e condivise di riqualificazione urbana (con l’intervento diretto dei cittadini, degli altri Enti, delle associazioni di categoria, ecc.) tendenti a creare e diffondere valore aggiunto nell’economia locale, attraverso modalità che salvaguardino in maniera attiva l’identità culturale, sociale e storica, mirando principalmente alla promozione di una nuova politica delle qualità nel riassetto delle aree e dei comparti del centro, del corretto rapporto tra gli spazi pubblici e quelli privati, di una migliore accessibilità e qualità della vita, mediante la riorganizzazione delle vie, delle piazze e dei percorsi storici (Portauova, Corso Dante, Via Marchesani, Corso Plebiscito, Piazza Barbarotta, Piazza Caprioli, ecc) della rete dei parcheggi, della promozione turistica e culturale, del sostegno di tutte quelle azioni tendenti a migliorare le attività terziarie in atto, nel perseguimento del centro commerciale diffuso. In tale contesto si dovrà predisporre studi tematici sull’uso dei materiali, sul colore, sulla salvaguardia della permanenza della riconoscibiltà dei caratteri storico-architettonici formali e tipologici dei vecchi edifici.
Residenza: occorrerà prioritariamente perseguire politiche di recupero del patrimonio edilizio esistente; per le nuove espansioni, comunque da relazionarsi alla effettiva domanda insediativa, (evitando fenomeni di pesante ed indifferente cementificazione e quindi di un incontrollato consumo dei suoli), dovranno essere attivate politiche di corretto insediamento individuando le aree effettivamente vocate a tale uso ovvero privilegiando le aree già in parte impegnate. Nella trasformazione e/o stratificazione territoriale si dovrà comunque sempre considerare la valorizzazione, protezione, mitigazione, attraverso il costante monitoraggio e bilancio ambientale sull’attuazione e sulle previsioni. Le nuove costruzioni dovranno diversificarsi nell’offerta degli alloggi (edilizia agevolata per giovani coppie, nuclei familiari ridotti, edilizia per anziani, ecc.) e dei servizi alla residenza di quartiere, attraverso modalità e forme di intervento tali da consentire una effettiva perequazione urbana, finalizzata anche alla realizzazione degli spazi e servizi sia pubblici che di uso pubblico.
Servizi: gli spazi pubblici e/o di uso pubblico dovranno essere concepiti e localizzati secondo "criteri di flessibilità" con le specifiche destinazioni d’uso, nel rispetto delle quantità e soprattutto delle qualità prestazionali, da modulare sulle effettive esigenze connesse alla residenza, alla mobilità, alla dotazione di spazi verdi di livello urbano e territoriale, alla valorizzazione delle attività e degli spazi pubblici esistenti, da integrare con i necessari parcheggi di interscambio plurifunzionali (turistico, pubblico, residenziale).
Ambiente: il territorio di Vasto è interessato da elementi di rilevante qualità ambientale quali il Fiume Sinello, i Siti di Importanza Comunitaria (paesaggio dunale), la Riserva naturale di Punta Aderci e da un ambito costiero di valenza territoriale da salvaguardare e potenziare. Le politiche e le azioni in tale scenario dovranno pertanto essere finalizzate alla riorganizzazione del sistema del verde costituito dalla messa in rete delle proprietà pubbliche (quali ad esempio il parco tematico aqualand e le restanti proprietà pubbliche da valorizzare) con le aree di pregio ambientale, anche attraverso collegamenti ciclo-pedonali e ad energia pulita e con le emergenze ambientali e territoriali dei Comuni contermini. In sinergia con le questioni suddette dovrà essere tempestivamente ridefinito il piano spiaggia comunale, il quale dovrà necessariamente considerare l’integrazione con il territorio retrostante, costituito dall’armatura urbana esistente e di previsione, dal paesaggio e dalle aree ferroviarie dismesse, operazione questa strutturante e fondamentale per l’intera fascia a Mare (pedonalizzazione, logistica, ecc).
Attività produttive: le attività produttive di tipo artigianale, commerciale e di servizio, dovranno essere dimensionate coerentemente con le dinamiche occupazionali e con le tendenze in atto; ciò anche attraverso una politica di valorizzazione e di riqualificazione ambientale, connessa alla delocalizzazione di quelle attività che presentano incompatibili livelli di criticità. Occorrerà assicurare una piena sostenibilità agli interventi di riconversione, con riferimento ai valori paesaggistici, ambientali e naturalistici di Punta Aderci, delle aree dei Siti di Importanza Comunitaria (S.I.C.) ed alla zona archeologica di Punta Penna. In linea con gli atti di pianificazione provinciale necessitano per l’ Agglomerato di Punta Penna urgenti politiche per la risoluzione di problematiche legate al riutilizzo e alla dismissione di edifici produttivi, nonché ad ipotesi di delocalizzazione di alcune attività che presentano evidenti situazioni di incompatibilità ambientale e ciò per la contemporanea presenza di una riserva naturale, di aree ad alta valenza paesaggistica e di siti archeologici di notevole rilevanza. In tale ambito dovranno esere tenute in debita considerazione le indicazioni di scenario sulle infrastrutture puntuali ed a rete.
Cordialità
Consigliere Comunale Italia Dei Valori
Sabatini Corrado

COUNTER

Annunci GratuitiForum Gratisphp nuke GratisBlog GratuitoAlbum Gratuito

Risorse gratis dalla rete